Perche’ votero’ Si’ al referendum

Non e’ stata una decisione facile. Ci sono parecchie cose, sia di metodo che di merito, che non vanno in questa riforma. Tuttavia, nel complesso, ritengo che la nuova riforma vada nella direzione giusta e possa aiutare, nel lungo periodo, l’Italia ad essere un paese piu’ moderno. Il post sarebbe potuto essere lungo ed estremamente tecnico, ma ho preferito scrivere per titoli per essere piu’ chiaro.

Il metodo

Questa e’ la nota dolente della nuova riforma costituzionale, il metodo e’ stato altamente improprio. Ogni testo costituzionale dovrebbe unire un paese, invece il governo non e’ stato in grado di creare il consenso ed ha forzato anche la votazione in Parlamento approvando il testo alla Camera in seconda lettura con le opposizioni che hanno lasciato l’Aula. Il paese si e’ spaccato a meta’ ed e’ altamente diviso sul funzionamento delle regole del gioco, un clima da guerra civile che non giovera’ a nessuno. E’ stato ripetuto molte volte come, nonostante le voci critiche, l’Assemblea Costituente approvo’ la Costituzione repubblicana con 458 voti a favore e solamente 62 contrari. Sarebbe stato un esempio da seguire.

Una seconda grande responsabilita’ del governo e’ quella di non ‘spacchettare’ la riforma. C’erano alternative per creare piu’ quesiti, oppure per votare testi separati in Parlamento che avrebbero certamente trovato la maggioranza necessaria per evitare il referendum e portare al voto solo alcune materie piu’ controverse. Ad esempio, chi si sarebbe opposto in Parlamento all’abolizione del CNEL o delle province? Invece l’ego del Presidente del Consiglio ha portato il paese allo scontro. I sostenitori del Si’ diranno che questo ha poco a che fare con la nuova riforma, invece sarebbe legittimo pensare, come fanno in tanti, che la spinta plebiscitaria su un testo Costituzionale vada respinta a prescindere dai contenuti della riforma. Infatti lo fanno in tanti.

Una terza grande responsabilita’ e’ quella di mettere il timbro governativo su una riforma costituzionale. Cambiamenti costituzionali governativi sono sempre delicati, se c’e’ il precedente francese di De Gaulle, ci sono altri casi piu’ recenti, tra i quali il presidente del Venezuela Chavez e quello della Bielorussia Lukashenko, che fanno pensare a scenari ben piu’ inquietanti. Non voglio sventolare la bandiera del pericolo autoritario, pero’ il mio mestiere mi impone di far notare come i testi costituzionali dovrebbero essere di iniziativa parlamentare e non governativa, proprio per sgomberare il tavolo da ipotesi e scenari che non vorremmo neppure considerare.

Considerato il clima politico italiano e la palude nella quale ci troviamo dal 2011, ho deciso di tollerare questo metodo e considerare il merito della riforma.

Il merito

Ci sono tante cose che mi piacciono in questa riforma, ma ci sono anche tante criticita’. Iniziero’ da queste.

  1. Il Senato avra’ bisogno di un lungo periodo di rodaggio. Certamente pare un unicum interessante quello dell’elezione indiretta a senatori di consiglieri regionali e sindaci uniti a cinque persone di nomina presidenziale. In piu’, visto che il ruolo dei consiglieri regionali sara’ determinante, e’ probabile che la rappresentanza al Senato si organizzera’ secondo linee di appartenenza politica e non territoriale, ovvero contraria allo spirito della nuova Camera. A questo si unisce una lista di competenze la cui chiarezza rimane tutta da verificare ed una complessa architettura funzionale che presentera’ grandi problemi organizzativi. Insomma, era difficile trovare modi peggiori per organizzare una seconda camera territoriale.
  2. Manca il disegno di inisieme: saremo uno stato federale oppure no? Questo punto non viene sottolineato da molti. Negli stati unitari, i governi centrali decidono cosa fare e delegano alle autorita’ locali le funzioni esecutive delle loro decisioni. Negli stati federali, i governi locali hanno competenze costituzionali, di solito parecchie, ed hanno il potere di veto sui cambiamenti costituzionali per assicurare che il governo centrale non tolga loro queste competenze. Questa riforma costituzionale da un lato toglie poteri alle regioni, dall’altro concede loro il veto sui cambiamenti della Costituzione in futuro.
  3. Mancano elementi di modernita’, il sistema sara’ piu’ rigido. In una fase storica nella quale c’e’ bisogno di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali e di rendere le istituzioni in grado di evolvere con i tempi, la nuova riforma e’ imperfetta e dannosa. Imperfetta perche’ le leggi di iniziativa popolare richiederanno piu’ firme, e se e’ vero che ci sara’ un obbligo di discussione, e’ anche vero che il Parlamento non avra’ problemi a respingere tutte le proposte senza alcuna penalita’. Dall’altro lato, dare potere di veto alla Camera delle regioni che rappresenteranno i consigli (e non i governi locali) rende futuri cambiamenti costituzionali improbabili e/o dipendenti da logiche (come anche al punto 2) differenti dall’interesse nazionale.

A fronte di queste criticita’, pero’, ci sono anche molte cose che mi piacciono.

  1. Superamento del bicameralismo perfetto. Decisamente una forma arcaica di organizzazione degli assetti istituzionali, il bicameralismo perfetto andava superato. Questo doveva essere fatto per due ragioni. Da un lato, il Parlamento e’ oggi svuotato di poteri e competenze, deresponsabilizzato anche perche’ c’e’ sempre l’altra Camera che puo’ aggiustare e/o modificare i testi di legge. C’e’ la speranza che acquisendo potere, anche la classe dirigente dovra’ per forza adeguarsi. Dall’altro lato, sara’ piu’ facile individuare responsabilita’ di una classe dirigente per le decisioni prese. Dopo le elezioni ci sara’ un vincitore, ed il vincitore dovra’ rendere conto delle cose fatte e non fatte, quindi dovrebbe aumentare il controllo sociale che diventa inefficace quando le responsabilita’ sono divise e frammentate fra diversi gruppi e gruppetti.
  2. Aggiornamento dell’assetto istituzionale abolendo province e CNEL. Unito al punto uno, ci sono cose che andavano necessariamente fatte per aggiornare l’assetto istituzionale dello stato. Andando oltre all’abolzione del CNEL, sul quale tutti sembrano concordare anche se non si sono considerate modalita’ per farlo funzionare, le province andavano eliminate dalla Costituzione per consentire un migliore assetto territoriale delle aree vaste che le regioni dovranno organizzare in futuro. La situazione di oggi, con consigli provinciali in carica senza elezioni e competenze sostanzialmente inalterate, era insostenibile.
  3. Nuovo equilibrio di competenze fra stato e regioni. Per ultimo, il titolo V andava cambiato. Dal 2001 le competenze concorrenti hanno costituito terreno di scontro costante e continuo fra lo stato e le regioni. Il nuovo assetto presentera’ dei problemi di rodaggio (come ogni riforma), ma mi sembra di poter dire che nel medio periodo questa distrubuzione dovrebbe portare dei benefici. Ad esempio, il commercio con l’estero non poteva rimanere in carico alle regioni, cosi’ come il trasporto e l’energia nei quali sono necessarie economie di scala e piani generali coordinati per raggiungere un’efficienza ottimale.

Questo post non vuole essere esaustivo, quindi ci sono sicuramente altre cose che potrebbero essere dette e scritte, tra le quali il valore politico di votare Si’ in questo preciso momento storico e l’opportunita’ di avere un testo semplice e comprensibile. Tuttavia, nel complesso e rimanendo molto critico sul metodo adottato dal governo per proporre questa riforma, mi pare che i cambiamenti potrebbero portare ad un miglioramento (che andra’ comunque corretto) dell’assetto istituzionale dell’Italia. Devo sottolineare che la riforma non assicura una migliore produzione legislativa, cosa che dipende dalla qualita’ della classe dirigente, dalla competenza e dalla volonta’ politica di fare determinate cose e di prendersi determinate responsabilita’. Pero’ un’assetto istituzionale piu’ efficace e moderno e’ condizione necessaria, anche se non sufficiente, ad una migliore produzione legislativa.

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